Visitare l’Isola di Sant’Antioco cosa vedere guida turistica

Cosa vedere nell’Isola di Sant’Antioco: consigli informazioni idee per visitare l’Isola di Sant’Antioco.

Il volto selvaggio del Mediterraneo

Video: l’Isola di Santantioco

C’è un’isola nello splendido mare della Sardegna meridionale, un ambiente naturale intatto dove perdersi tra i sentori della macchia mediterranea che invade spiagge di sabbia candida e fine come zucchero.

L‘Isola di Sant’Antioco è un’oasi poco frequentata e lontana dalle chiassose spiagge modaiole, circondata da un mare trasparente con variazioni di tonalità che vanno dal più delicato color acquamarina al blu intenso.
L’isola è ancora un pezzo di Sardegna vera e i suoi paesi, non ancora pesantemente contaminati dal turismo di massa, sono ospitali e tranquilli.
Ovviamente c’è un rovescio della medaglia rappresentato dalla penuria di mezzi pubblici per raggiungere l’isola e la scarsità di collegamenti anche sullo stesso territorio, chi può utilizzare un mezzo proprio sarà ampiamente ripagato dai paesaggi puri, sopratutto sulla parte occidentale, con ampie zone in cui costruzioni e strade sono totalmente assenti.

Da non perdere una visita ai due centri abitati: Sant’Antioco, situato allo sbocco della statale che attraversa l’istmo di collegamento all’isola madre, e la pittoresca Calasetta, sulla punta settentrionale dell’isola.

Tra i maggiori punti di interesse ci sono la basilica minore di Sant’Antioco Martire e le sottostanti catacombe che rappresentano l’attestazione più antica del cristianesimo nell’intera regione e sono di fatto un riutilizzo di alcune tombe puniche, il forte sabaudo noto con il nome di ‘Sa guardia de Su Pisu‘, l’area sacra che conserva circa quattromila urne cinerarie, il museo archeologico che espone importanti reperti che vanno dal neolitico all’età romana e il museo etnografico.L’abitato di Calasetta si raggruppa all’ombra della Torre Sabauda costruita nel 1756 su progetto dell’architetto militare Jean-Baptiste Michel Vallin de La Mothe, attualmente sede di eventi culturali e mostre d’arte; al piano terra si può ammirare un’interessante collezione di reperti fenicio-punici alloggiata sotto la pavimentazione in vetro.

Interessanti anche l’ottocentesca chiesa intitolata a San Maurizio Martire e il Museo d’arte contemporanea, allestito negli spazi interni dell’ex-mattatoio comunale opportunamente riconvertito a sede espositiva permanente di oltre cento opere d’arte concreta e astratta.

Dalla spiaggia Sottotorre di Calasetta vi guideremo in un giro antiorario lungo la splendida linea costiera con le sue cale, alcune raggiungibili solo via mare, scogliere e falesie.
Per chi ama le comodità e i servizi i lidi di Sottotorre, Le Saline e Spiaggia Grande sono attrezzati e perfetti anche per nuclei familiari: la prima spiaggia si estende per 400 metri sotto la Torre Sabauda ed comoda da raggiungere a piedi da ogni punto del paese.

A poco più di un chilometro la seconda spiaggia, che prende il nome dalla salina che si trova proprio alle sue spalle, è caratterizzata da un ambiente costiero particolare; compresa in un’ampia area naturalistica, molto frequentata anche dagli appassionati di birdwatching, ha dune di sabbia ricoperte di vegetazione che la separano da un habitat formato da piccoli stagni e lagune colonizzate da varie specie di piante endemiche ed avifauna.

Quella successiva, ed anche l’ultima vicino a Calasetta dove si possono affittare attrezzature da spiaggia, è la spiaggia Grande costituita da un chilometro di sabbia finissima delimitata da scogliere laviche e macchia mediterranea; questa spiaggia è molto frequentata dagli isolani e dagli appassionati di kitesurf e windsurf.

Più oltre si arriva alle scogliere antistanti alla tonnara di Perdas Nieddas e al faro di Mangiabarche; del complesso monumentale della settecentesca tonnara di Calasetta rimangono alcune parti dell’impianto per la cottura dei tonni, le casine del sale e la casa padronale, recentemente ristrutturata quest’ultima si può affittare settimanalmente.

A questo punto inizia un tratto di scogliera alto una ventina di metri e a picco sul mare dal suggestivo nome di Nido dei Passeri: dall’alto delle rocce si gode di un fantastico panorama e si possono raggiungere alcuni scogli piatti adatti alla balneazione.
La costa prosegue rocciosa e impervia per un lungo tratto ricco di anfratti e piccole insenature fino ad incontrare Cala Lunga, una sorta di fiordo molto apprezzato per la qualità della sabbia e per la natura selvaggia che lo incornicia.

Niente spiaggia ma impervia scogliera a Cala Grotta, una spettacolare insenatura caratterizzata dalla cavità da cui prende il nome e da un mare cristallino dai colori semplicemente incredibili.
Ancora rocce, ma piatte e a pelo d’acqua, a Cala della Signora e più oltre altre scogliere racchiudono Cala Sapone caratterizzata da una piccola spiaggia di ghiaia e ai lati diversi anfratti tra scogli piatti.

Qualche chilometro nell’entroterra di Cala Sapone ci sono due interessanti siti archeologici: la tomba dei giganti ‘Su Niu de su Crobu’ e a poca distanza il bacino nuragico di Gruttiacqua che comprende un laghetto, un tempio a pozzo, un nuraghe e alcune altre strutture monumentali.

La scogliera di Is Praneddas racchiude una piscina naturale e al di là ci sono fondali di particolare bellezza come quelli di Portu Sciusciau, riconoscibile per un grande arco naturale a tre aperture.
Nell’estremità meridionale dell’isola Capo Sperone ospita, tra le rocce, una spiaggetta caratterizzata da sabbia chiara e fine; profumata dalla macchia mediterranea che la circonda questa spiaggia non è quasi mai molto affollata.

Risalendo la costa orientale si incontrano le tre insenature di Turri, con sabbia mista a ciottoli, le due spiagge attrezzate di Coaquaddus e Maladroxia, e infine il Portixeddu.

La pulizia delle acque marine di Sant’Antioco è comprovata dalla diffusione sui fondali della Pinna Nobilis, un mollusco bivalve conosciuta anche con il nome di Nacchera, che vive sui fondali tra le praterie di posidonia.
La grande conchiglia si ancora al fondo del mare per mezzo di filamenti chiamati bisso che in tempi antichi venivano lavorati in una fibra tessile, nota come ‘seta del mare’, con la quale si confezionavano pregiati e costosissimi abiti.
La raccolta indiscriminata delle nacchere le ha quasi fatte estinguere e sull’isola di Sant’Antioco vive l’ultima depositaria dell’antica arte della filatura del bisso che ha fatto del proprio laboratorio un museo dove la si può vedere mentre carda e fila il bisso che utilizza per realizzare specialissimi ricami.