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Immergiti nell’atmosfera del Monferrato

Il Monferrato

FRA COLLI E VIGNETI
La provincia di Alessandria, che si estende per 3.560 km², occupa la punta sud-orientale del Piemonte, al confine con Liguria e Lombardia.
Chiusa a sud dall’Appennino Ligure e limitata a nord dalle colline del Monferrato, è una terra dove le vicende storiche, da ripercorrere passeggiando tra borghi e castelli, si intrecciano con i sapori della tradizione, che trovano base in prodotti semplici e genuini.
L’Alessandrino è soprattutto terra di vini, dal Brachetto d’Acqui Docg al Gavi Docg di Novi Ligure e al Dolcetto di Ovada DOC.

Alla scoperta di Alessandria

Il primo nucleo di Alessandria, lambita dal fiume Tanaro, si sviluppò intorno alla chiesa di Santa Maria di Castello dall’unione, dopo il 1168, dei borghi di Rovereto e Borgoglio, Marengo e Gamondio.
La visita parte da piazza della Libertà, su cui si affacciano residenze settecentesche.
Da non perdere il palazzo Municipale, soprannominato Palazzo Rosso e caratterizzato da un orologio a 3 quadranti, con ore e minuti, datario e fasi lunari, palazzo Ghilini, esempio di barocco piemontese, palazzo Cuttica di Cassine, sede del Museo Civico e Pinacoteca.
Valgono la sosta anche la cattedrale neoclassica, il cui campanile è il secondo più alto d’Italia, e l’Arco Trionfale, del 1768.
Dopo una visita alla chiesa trecentesca di Santa Maria del Carmine e a palazzo Guasco, ci si ferma al Museo etnografico e di storia naturale, che raccoglie arredi, oggetti e giochi del passato, al Museo Francesco Janniello, con opere in ferro battuto e riproduzioni di armi, e al Teatro delle scienze.
Da vedere infine la chiesa di Santa Maria di Castello, costruita al posto di una chiesa del VI secolo e di un successivo tempio, e la chiesa di San Francesco, fondata attorno alla metà del Duecento.
La visita della città si conclude a tavola, per degustare i vini locali, il tipico bollito, gli agnolotti di stufato, i rabaton, sorta di crocchette con ricotta ed erbe, il salame cotto o la polenta di Marengo, tradizionale torta di Alessandria.

Monferrato, angolo Di...vino

Privo di confini fissati, il Monferrato è un altipiano collinoso che si allunga dall’Appennino Ligure verso la valle del Po, a cavallo delle province di Alessandria e Asti.
Il corso del Tanaro lo divide idealmente in due parti, il Basso Monferrato, a nord, e l’Alto Monferrato, a sud. Rinomato per la produzione divini, come il Barbera del Monferrato Doc, è anche zona di tartufi.
La parte alessandrina del Monferrato si scopre a partire da Valenza, città di antiche origini che fu conquistata dai Romani nel II secolo avanti Cristo.
Delle sue mura difensive, rase al suolo da Napoleone, rimane solo il tratto detto della Colombina che cinge la parte vecchia della città.
Da vedere il duomo, edificato nel XVII secolo sull’area dell’antica cappella di Santa Maria Maggiore, il palazzo Pellizzari, che ospita la Raccolta d’Arte Moderna, e la chiesa dell’Annunziata.
Da Valenza una digressione si fa a Pomaro Monferrato, dove si visita il Castello Calvi di Bergolo, del Duecento, che domina la valle sull’antico confine tra il marchesato del Monferrato e il ducato di Milano.
Patria del rosso Grignolino del Monferrato Casalese DOC, Casale Monferrato si visita a partire dalla chiesa di Santa Caterina, con cupola affrescata, e dal Castello dei Gonzaga, che risale al XIV secolo.
Da visitare, inoltre, il Teatro Municipale, il duomo dedicato a sant’Evasio, e il quattrocentesco palazzo del Carretto.
Da qui, si possono raggiungere la Sinagoga, il Museo Israelitico e palazzo Anna d’Alenon.
Muovendo verso sud si giunge a Serralunga di Crea, dove si apre il Parco Naturale del Sacro Monte di Crea, istituito nel 1980 per tutelare il parco e le sue architetture sacre, ossia la basilica romanica di Santa Maria Assunta, le 23 cappelle del 1590 e i 5 romitori, eremi per i pellegrini.

Sulla via verso il mare

Dopo una tappa a Vignale Monferrato, dove si trova l’Enoteca regionale del Monferrato, ci si sposta a sud di Alessandria dove si aprono il Tortonese, l’Oltregiogo, con Novi Ligure e Gavi, e l’Ovadese.

Cuore del Tortonese, al confine con la Lomellina e l’Oltrepò Pavese, è Tortona, vivace cittadina che conserva vestigia storiche e artistiche di rilievo.
Da vedere il palazzo Vescovile, della fine del Cinquecento e la dorata Madonna col Bambino, simbolo della città, in cima al campanile del Santuario della Madonna della Guardia.
La città dei baci di dama, dolcetti attaccati in coppia con il cioccolato, e degli amaretti di Tortona, è circondata dai vigneti che danno le DOC Colli Tortonesi, una dozzina di vini con notazioni Timorasso, Barbera e Dolcetto.
La gastronomia locale, che risente dell’influenza emiliana e lombarda, conta tra i piatti tipici l’ajà, agliata a base di aglio, noci pestate e mollica di pane.
La scoperta del Tortonese e dei suoi sapori prosegue con la deviazione in Val Curone e Val Grue, valli parallele, collegate da stradine secondarie in cui è piacevole insinuarsi per andare a caccia di sapori.
La prima si visita a partire da Volpedo, paese che ha dato i natali al pittore Giuseppe Pellizza e dove, oltre ad albicocche mele e prugne, si coltivano le rinomate pesche, che hanno meritato il marchio di origine e qualità.
La valle, protesa verso Liguria, Lombardia ed Emilia, ha attinto da queste ultime, caratteri e aspetti che si ritrovano nella cultura, nelle architetture e nella gastronomia.
Vale una piccola sosta San Sebastiano Curone, patria dei tartufi, protagonisti della Sagra del Tartufo che si tiene il terzo week end di novembre è anche culla degli aromi della cucina e dei vini tradizionali locali.
Oltrepassando i comuni di Greniasco e Fabbrica Curone, un nuovo protagonista si fa subito notare: il salame, pregiato quanto quello di Varzi e declinato nelle varianti crudo e cotto.
Da Fabbrica la strada sale ancora fino a Caldirola, famosa per i gli ottimi formaggi, come il seirass, la ricotta del re, confezionata in una sorta di garza a forma di cono.
Da queste parti i ristoranti sono tutti all’altezza delle aspettative: agnolotti al sugo di lepre o cinghiale, piatti a base di funghi o tartufi, dolci di produzione casalinga, sono accompagnati dai vini locali.
Oltrepassate Giarella e Casasco si passa in Val Grue: le colline si fanno più ripide e frutteti e vigne lasciano il posto a boschi di rovere e castagni. È qui che si viene a creare l’ambiente ideale per la crescita dei porcini e dei tartufi bianchi e neri, proposti nei piatti di ogni locale.

Terra di Grandi sapori

Appena a sud del Tortonese, si apre l’Oltregiogo, territorio che include la media Valle Scrivia, la Valle di Lemme e la Val Borbera, dove si produce il formaggio Montebore, di latte di capra e di mucca.
Cuore della zona è Novi Ligure, patria del cioccolato e sede di importanti industrie dolciarie.
Il centro storico è una galleria d’arte all’aperto: in via Roma, piazza Delle Piane e via Gramsci si ammirano decorazioni che, al repertorio di finti elementi architettonici, affiancano soggetti figurati di vario genere.
Piatti tipici della cittadina sono le troffie, di farina di grano e castagne, e i corzetti, pasta tonda al sugo di funghi e salsiccia.
Porta d’ingresso delle terre dei grandi vini, Serravalle Scrivia è circondata da colline che offrono vedute spettacolari su fitti boschi e campi coltivati.
Lasciandosi alle spalle Arquata Scrivia, famosa per i suoi salumi, si arriva a Gavi, che deve la sua impronta di carattere ligure agli oltre sei secoli di dominazione genovese.
Capitale del rinomato vino bianco Cortese DOC, è dominata dal forte genovese, simbolo della città, alta su uno sperone roccioso.
Oltre alla tradizione dolciaria, da provare i Canestrelli e gli amaretti di pasta di mandorle, la città è nota per la produzione del Gavi DOCG, vino bianco dal retrogusto di fieno, mandorlo e ciliegio.

Muovendo verso Sud

Si attraversa l’Ovadese che, con la Val Bormida, è chiuso tra l’Oltregiogo e la Langa meridionale e include la valle dell’Orba e quella formata dai fiumi Bormida e Bormida di Spigno.

Sulla strada per Ovada, cuore della zona, si incontra Lerma, borgo dominato dal Castello Spinola, ricostruito nel 1499 con un cortile di forma triangolare.
Il paese, interessato dai tempi dei Romani fino all’Ottocento dalla corsa all’oro, si visita a partire dal Museo Storico dell’Oro Italiano.
Tra una moltitudine di aziende agricole e cantine, si raggiunge Tagliolo Monferrato, con il Castello Pinnelli Gentile che, forse di origine anteriore al Mille, è oggi azienda agricola.

Una manciata di chilometri ed ecco Ovada, maggiore centro della produzione del Dolcetto DOC.
Centro storico della media e alta valle dell’Orba, sorge su una terrazza fluviale alla confluenza del torrente Stura nell’Orba.
Il nucleo più antico della città ha un aspetto tipicamente genovese con le facciate delle case decorate e le strette strade che ricordano i carruggi liguri.
La proposta gastronomica della città è eccelsa: castagnaccio, pizzicotti di Ovada, gustosi dolcetti a base di mandorle dolci, zuppe di legumi, agnolotti in brodo di carne al vino rosso, polenta, cotechini e funghi.

Da Ovada, la SS456 del Turchino, porta a Molare.
Il borgo duecentesco è dominato dal Castello Chiabrera.
Poco distante, tra le distese di vigne del Dolcetto DOC, si scorge la parte antica di Cremolino, arroccata attorno al Castello Malaspina, che domina le valli dell’Orba e del Bormida.
Di origine trecentesca, il maniero conserva ancora intatto il ponte levatoio d’accesso.

Proseguendo, si incontra Rocca Grimaida, borgo fortificato del Duecento, sulla sommità di un colle dominato dal castello.
Da non perdere una passeggiata al Belvedere, che domina l’antica Via del Sale, e al Museo della Maschera.
Sull’altro lato dell’autostrada, un castello quattrocentesco sovrasta sta Silvano d’Orba (visitabile solo dall’esterno).
Nel centro del paese si visitano le antiche distillerie di grappa e il Museo Storico dell’Oro Italiano.
Castelletto d’Orba è centro termale, con quattro fonti dalle elevate proprietà curative, e meta del turismo enogastronomico in particolare in occasione della Rassegna dei Vini DOC e DOCG dell’Alto Monferrato che si tiene in primavera.
Posta nell’estremità sud ovest della provincia, sulle rive del Bormida, terra di confine tra Piemonte e Liguria, Acqui Terme unisce al soggiorno termale le migliori proposte dell’enogastronomia monferrina.
Cuore antico è il borgo Pisterna, in cui si snodano le vie fiancheggiate da palazzi dal XV al XVIII secolo recentemente ristrutturati.
Simbolo della città e delle sue antiche terme è la Bollente, sorgente d’acqua salso-bromo-iodica-sulfurea a 75°C, con una portata di 500 litri al minuto che sgorga da un’edicola ottagonale costruita nel 1879.
In piazza Italia si trovano le fontane delle Ninfee: 31 vasche che digradano verso il bacino centrale.
Poco distante si apre la piazza del Duomo, di geometria rinascimentale e completata nel tardo Quattrocento con la costruzione del palazzo Vescovile e della cattedrale romanica a 5 navate.
Il duomo, dedicato a Nostra Signora Assunta, conserva il Trittico della Madonna di Montserrat, dello spagnolo Rubeus Bartolomé Bermejo, grande pittore fiammingo del XV secolo. Numerosi reperti di provenienza locale, dal periodo preistorico all’epoca romana, sono conservati al Museo Civico Archeologico, ospitato nel Castello dei Paleologi, antica roccaforte medievale. Nel Borgo Pisterna si trova anche il cosiddetto Quartiere del Vino, con le Botteghe del Vino gestite da produttori locali.

Le Acque del Benessere

I romani sfruttarono subito le acque che sgorgavano ad Acquae Statiellae, antico nome di Acqui. Lo testimoniano i mosaici e le vasche termali portati alla luce in questi ultimi anni. Oggi sono due gli stabilimenti termali: il Nuove Terme (via XX Settembre, tel. 0144.324390, aperto da fine gennaio a metà dicembre), in centro, dove viene convogliata l’acqua che sgorga dalla Bollente, e il Regina e Antiche Terme (zona Bagni, tel. 0144.324390, aperto da aprile a novembre), oltre il fiume, dove sono visibili le imponenti arcate superstiti dell’acquedotto romano.

Alimentato da 40 sorgenti, lo stabilimento, convenzionato con il servizio sanitario nazionale, propone pacchetti per trattamenti curativi, estetici o di benessere, anche personalizzati.
Le acque sulfureo-salso-bromojodiche sono indicate nella preparazione e nella maturazione del classico fango delle Terme di Acqui, utili per la cura delle principali malattie reumatiche, dell’artrosi e di fratture, distorsioni e contusioni.
Grande importanza rivestono anche i trattamenti inalatori nonché tutte le cure classiche legate allo sfruttamento delle acque termali.

La Bollente fu, in passato, fonte di sostentamento per i brentau, i portatori d’acqua che, fino agli anni Cinquanta, si caricavano sulle spalle la brenta, un contenitore di 50 litri di acqua bollente da vendere in città e nelle campagne. La figura del brentau è ricordata, oggi, nel Palio del Brentau, un percorso che vede impegnati molti partecipanti carichi del pesante fardello.

Utilità

RISORSE UTILI
Il Monferrato (su Wikipedia)



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