Guida turistica Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga

Cosa vedere nel Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga: consigli informazioni e idee per visitare il Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga.

PARCO NAZIONALE DEL GRAN SASSO E MONTI DELLA LAGA

Il Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga, uno dei più estesi in Italia e racchiude 3 gruppi montuosi: la catena del Gran Sasso d’Italia, i Monti Gemelli e il Massiccio della Laga.

L’unico ghiacciaio dell’Appennino e anche il più meridionale d’Europa, il Calderone, è su queste montagne.
Il gruppo montuoso del Gran Sasso ha pareti molto alte e verticali, non paragonabili a nessun altre nell’Appennino. L’origine calcarea delle rocce permette la creazione di fenomeni carsici come conche, grotte e gole scavate dalle acque.



I MONTI DELLA LAGA

I Monti della Laga hanno invece vette più arrotondate e molteplici valli profonde, con affascinanti cascate, formate dalle acque dei torrenti che scendono verso valle.
All’interno del parco trovano ospitalità oltre 2.000 specie di piante.
Ed è alle quote più alte che sono presenti le piante più preziose: la stella alpina dell’Appennino, le androsace di Matilde, l’adonide ricurva, la viola della Majella.
Più in basso invece si trovano il limonio aquilano, l’adonide gialla presente in nessun altro luogo d’Italia.
Il Gran Sasso si distingue per l’imponente sviluppo dei pascoli, i Monti della Laga invece sono spesso avvolti da foreste di querce, castagni, faggi aceri, tigli, frassini, olmi montani e abete bianco.
I boschi di faggio sono i più diffusi e si trovano alle quote dai 1.000 ai 1.800 metri.
Frequentemente i boschi di faggio si uniscono al tasso e all’agrifoglio, invece olmi montani, aceri, tigli, frassini ricoprono le forre.
Sulla Laga si trovano boschi di abete bianco e betulle.
Una delle specie più importanti è il mirtillo, che forma vasti tappeti a quote alte.
La specie animale più importante del Parco è il camoscio, ma sono presenti anche cervi, caprioli, il lupo e l’orso bruno, insieme alla martora, al tasso, alla faina, alla puzzola, all’istrice.
Tra gli uccelli sono presenti maestosi rapaci come l’aquila reale, il falco pellegrino, il gufo reale.
A quote più elevate, il fringuello alpino, lo spioncello, il sordone.

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IL GRAN SASSO

Il Gran Sasso: dalla montagna al mare in 50 chilometri
Con le sue cime aguzze, i circhi glaciali e le valli profonde il Gran Sasso è indubbiamente il rilievo paesaggisticamente più alpino della catena appenninica.
All’interno del suo movimentato territorio escursionisti, birdwatchers e mountain bikers possono dare sfogo alle loro passioni in un contesto ambientale unico, dove la natura è protetta e il panorama è estremamente vario.
Uno degli itinerari di trekking adatto anche a gite di tipo familiare scorre lungo la valle del Rio Arno da Pietracamela a Campo Pericoli, il percorso che metteva in comunicazione i versanti teramano e aquilano del Gran Sasso, sui passi dei pastori durante la transumanza e dei cardatori di lana che in tempi antichi scendendo verso L’Aquila si spingevano, offrendo i loro servigi, fino alla Toscana e all’Emilia.



L’abitato di Pietracamela è composto da una parte moderna, La Villa, e da un incantevole borgo medievale, inserito nell’elenco dei Borghi più Belli d’Italia, contraddistinto dal nome di La Terra.
Sul paese incombe la possente mole del Pizzo d’Intermesoli dalle cui pendici nasce il Rio Arno che con il suo incessante gorgoglio accompagna la prima parte dell’escursione.
Gironzolando su e giù per gli stretti vicoli del borgo si fa presto a focalizzare la scena più comune: un cane da pastore che con aria sonnolenta ascolta le chiacchiere di un gruppetto di paesani.
È proprio il caso di dire che qui i cani da pastore fanno parte del paesaggio in quanto, obbligati al pensionamento dal declino della pastorizia, vivono tra case e strade accuditi da vecchi o nuovi proprietari, e spesso scortano gli escursionisti sui tratturi a loro familiari.

Dalla parte alta di Pietracamela si procede su un sentiero che attraversa un boschetto di abete bianco, piantato su quelli che un tempo erano piccoli appezzamenti coltivati, e all’altezza di ‘case Mirichigni’ si attraversano alcune fasce a pascolo sulla destra per affrontare una breve salita e raggiungere il tratto asfaltato dell’anello dei Prati di Tivo, una delle mete preferite del centro Italia per gli sport invernali.

Oltrepassati i Prati Bassi sulla destra si apre la spaccatura della valle del Rio Arno che per una prima parte scorre nella fresca galleria di una faggeta secolare, poi il sentiero si arrampica a sinistra sul versante del Corno Piccolo fino a sbucare alle spettacolari cascate, punto che potrebbe concludere una gita di stampo familiare.
I quattro salti d’acqua, per un’altezza complessiva di trenta metri circa, del Rio Arno coincide con l’inizio della val Maone, una delle più belle vallate del Gran Sasso, e dopo la salita che raggiunge il punto di captazione dell’acqua per scopi civili, all’uscita dalla macchia boschiva, il sentiero si snoda all’ombra dei fianchi del Pizzo di Intermesoli e lo scenario si trasforma in un campo aperto dominato da picchi rocciosi.
Questo tratto della valle è il regno delle rocce: quelle recenti delle frane e quelle antiche dei massi erratici che, retaggio dell’estinto ghiacciaio di Campo Pericoli, rappresentano un contrassegno distintivo della val Maone fino alle Capanne, i resti di antichi ricoveri per pastori, al margine più meridionale di Campo Pericoli.

I massi erratici sono sparsi sul fondo della valle dalla notte dei tempi ed erano alleati della vita pastorale, offrendo riparo ai pastori nelle cavità naturali fornivano un’alternativa ai ricoveri costruiti con pietre a secco e coperti da zolle di terra: di questi antichi stazzi i cinque in buono stato di conservazione rappresentano un’attrattiva storico-antropologica della val Maone.
Subito dopo le Capanne la valle si apre verso est nell’anfiteatro di Campo Pericoli, che rivela la sua natura di circo glaciale, dove si può sostare sui prati ed apprezzare le macchie gialle e rosa intenso delle fioriture.

Da qui si può salire fino al rifugio Garibaldi che, edificato nel 1886, viene a buon diritto considerato il ‘nonno’ dei rifugi della catena appenninica oppure ci si può spingere fino al Passo della Portella, il valico che conduce alla vallata di Assergi nell’aquilano.
Gli affascinanti saliscendi di Pietracamela nascondono scorci paesaggistici pittoreschi e piccoli gioielli artistici.
All’inizio del paese si incontra la duecentesca Chiesa di San Leucio, affiancata dalla casa-torre che faceva parte della cinta muraria; all’interno vi sono altari barocchi, un organo del ‘700, dipinti risalenti al diciassettesimo secolo, un’acquasantiera del sedicesimo secolo scolpita in un blocco di pietra e due preziose croci d’argento attribuite a Nicola Gallucci, orafo e incisore attivo tra la fine del 1300 e la metà del secolo successivo.

Più avanti la grande roccia che ha dato il nome al paese sporge sulla piazza centrale e sulla sua piccola fontana ottocentesca: Piazza Cola di Rienzo è la porta della città vecchia fatta di viottoli lastricati, scalinate e case in pietra, che nella quasi totalità hanno un locale scavato direttamente nella roccia viva, con gli architravi dei portali sui quali sono visibili iscrizioni del quindicesimo e sedicesimo secolo.

Merita una visita anche la Chiesa di San Giovanni Battista la cui originaria data di edificazione, il 1432, compare nell’epigrafe scolpita sulla chiave di volta dell’arco del portale; si devono ad un rimaneggiamento del diciassettesimo secolo l’aggiunta del campanile a vela, il portale barocco, la meridiana sulla facciata e l’orologio incastonato nello spazio circolare del rosone.
Verso la fine dell’abitato si trova la chiesetta di San Rocco, eretta in occasione dell’epidemia di peste che colpì il territorio intorno al 1530, al cui interno conserva dipinti cinquecenteschi e arredi del diciassettesimo secolo.

Da qui, scendendo per il sentiero che porta alla frazione di Intermesoli, si raggiunge il vecchio mulino comunale costruito nel 1600 sulle rive del Rio Arno mentre continuando a salire si arriva alle grotte di Segaturo dove con la firma collettiva ‘ Il Pastore Bianco’ alcuni pittori hanno realizzato dei monumentali dipinti rupestri.



I NUMERI DEL PARCO

I numeri del Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga

  • Superficie: 150 mila ettari
  • Altezza: fino a 2.912 sul livello del mare
  • Gestione: Ente Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga
  • Sede: via Del Convento 1, 67100 L’Aquila, tel 0862 60521
  • Periodo migliore per la visita: tutto l’anno

    Link utili e approfondimenti
  • Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga

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