Guida turistica Parco Nazionale della Majella

Cosa vedere nel Parco Nazionale della Majella: consigli informazioni e idee per visitare il Parco Nazionale della Majella.

PARCO NAZIONALE DELLA MAJELLA

Quello della Majella è il massiccio più alto degli appennini, secondo solo alla montagna del Gran Sasso. Si trova nell’Appennino Abruzzese, circondato dalle province di Pescara, Chieti, Isernia, Frosinone e L’Aquila. Questo gruppo montuoso comprende 20 cime che superano i 2000 metri.



MAJELLA: LA MONTAGNA IN ABRUZZO

Intorno alla montagna, prende vita il Parco Nazionale della Majella, molto compatto da un punto di vista territoriale. Troverai fitti boschi, canyon profondi, scavati dall’acqua dei fiumi, e grotte nascoste.
Il tutto il un territorio esteso per 63 mila ettari, culminante con la montagna “amara”. All’interno del parco si celano 2100 specie vegetali differenti e 150 specie animali, fra le quali si presenta il Piviere Tortolino. Inoltre sono presenti nove riserve naturali.
Trattasi di un’antica terra di pastori ed asceti, le cui storie vengono raccontate nelle valli dei fiumi Orta e Orfento. La pastorizia transumante è proprio una caratteristica peculiare di questo gruppo montuoso, sin dall’epoca preromana.
Indimenticabile la visita alla montagna abruzzese nel periodo autunnale, nel quale le pendici dell’appennino e le valli sottostanti si colorano delle calde tonalità autunnali.



Guarda il video del Parco Nazionale della Majella

LA VALLE DELL'ORFENTO

Il vallone in mezzo alle montagne tagliate dal fiume Orfento
Come la lama di un coltello affonda in mezzo al burro, così il fiume Orfento ha scavato la montagna, creando un vallone stretto e profondo che ha una quota variabile dai 500 agli oltre 2600 metri.

La Valle dell’Orfento racchiude sette eremi, incastonati sopra le montagne. Fra le più belle aree naturali del parco, si presenta come un Eden ricoperto da rigogliosi faggeti tagliati da canyon, dentro ai quali troverete ruscelli e piccole cascate.

Il paesaggio a bassa quota offre refrigerio durante il periodo estivo, durante il quale consigliamo tranquille passeggiate ai bordi del fiume.
Salendo di quota, il vallone acquisisce un fascino nuovo, offrendo la possibilità di osservare dall’alto la gola: siamo in quel di Decontra, una piccolissima frazione di Caramanico Terme.



DECONTRA: PUNTO DI PARTENZA PER ESCURSIONI

Decontra: punto di partenza per le escursioni

Decontra, come detto in precedenza, è una minuscola frazione di Caramanico, a meno di 3 chilometri dal suo centro. Ha poco più di 70 residenti ed è situata a più di 800 metri sul livello del mare.

Questo paesino viene considerato un buon punto di partenza per mettersi in cammino verso gli eremi del Parco della Majella, attraversando la sua stupefacente natura selvaggia.

ESCURSIONI NEL PARCO DELLA MAJELLA

Fra tutte le escursioni e le gite disponibili all’interno del parco, noi abbiamo selezionato quelle alla Salita al Monte Amaro e all’Anello del Ponte del Vallone.

Importante: prima di procedere nelle vostre escursioni, è necessaria l’autorizzazione, che viene concessa dopo l’identificazione al Centro visitatori della Riserva Valle dell’Orfento. Il Centro è ubicato a Caramano Terme.

La Salita al Monte Amaro, che è la montagna più alta del gruppo con i suoi “quasi” 2800 metri. La salita, chiamata anche Via Normale per Monte Amaro, prevede l’imbocco della strada della Majelletta fino alla casa in legno; dopodiché si parcheggia l’auto iniziando a percorrere a piedi il meraviglioso sentiero panoramico, che regala una vista indimenticabile sulle vallate, sui rilievi dell’appennino e sul mare. Nelle giornate d’aria tersa si riescono a scorgere le Isole Tremiti, in mezzo all’Adriatico.

L’Anello del Ponte del Vallone è il secondo itinerario selezionato, una facile passeggiata che parte dalla contrada Santa Croce.
La passeggiata dura 3 ore con un dislivello di 180 metri ed è percorribile anche bambini e turisti non allenati.
Il sentiero, che è efficacemente indicato dai segnali in legno, passa attraverso i profondi e stretti valloni fluviali della Majella, scavati nel tempo dal fiume Orfento.
Al termine della passeggiata si giunge comodamente al punto di partenza.



ASCETA NELLA NATURA SELVAGGIA: PIETRO DEL MORRONE

Sin dal medioevo i boschi, i canyon, le grotte e le montagne della Majella sono stati un punto di forte attrazione per gli asceti che si ritiravano in meditazione nel cuore della natura.

L’asceta più noto di questi luoghi è stato senza dubbio San Pietro Angeleri, fuggito al mondo per ritirarsi in preghiera e contemplazione sul monte Morrone. Egli ristrutturò ed eresse diversi eremi all’interno del parco.
Nel 1294 fu eletto papa, egli accettò la nomina, salvo poi ritirarsi quattro mesi dopo.

Pietro ci è descritto sia da Dante che da Petrarca, con giudizi diametralmente opposti: il primo lo colloca fra gli Ignavi, definendolo come “colui che fece per viltade il gran rifiuto”; il secondo lo descrive come “altissimo e libero”. Inoltre il Petrarca definì la Majella come luogo custode della fonte di santità.

Il “selvaggio” rimane senz’altro un aggettivo conservato da queste aree naturali, che ci sembrano raccontare la vita del Santo.
Il territorio è ancora perfettamente intatto, grazie alla protezione delle istituzioni italiane.

EREMI DEL PARCO

All’interno dell’area naturale protetta dei monti della Majella sono ubicati circa 20 antichi eremi, sparsi sopra ai pendii della montagne. Principalmente sono ubicati nelle valli di santo Spirito e dell’Orfento, ambedue nell’area settentrionale del parco. Questi eremi sono meta prediletta dei turisti escursionisti che visitano il parco, quindi ve ne segnaliamo alcuni con le relative coordinate:

  • Chiesa Madonna della Mazza (42.196883°N, 14.115785°E): si trova a Pretoro, fantastico paesino di 1000 abitanti in provincia di Chieti. Risale al Due-Trecento, quando fu fondata dai benedettini.
    Al suo interno è custodita un’immagine della Madonna col Bambino Gesù, risalente al Quattrocento.
    Il nome Madonna “della Mazza” è da imputare proprio a questo quadro: infatti la madonna in trono stringe uno scettro, che è stato volgarmente chiamato “mazza”. Si trova a 1000 metri sul livello del mare.
  • Eremo di Santo Spirito a Majella (42.170206°N, 14.090159°E): è uno dei più alti, situato a oltre 1100 metri in quel di Roccamorice. Fu un piccolo monastero dei celestini; oggi è un monumento nazionale italiano.
    Si pensa che possa essere risalente a prima dell’anno mille, anche se viene citato per la prima volta nel 1053, anno nel quale ivi soggiornò Dauferio Epifani, che sarà papa Vittore III. Nel 1246 dimorò nell’eremo anche papa Celestino V, che vi fece costruire un oratorio ed una cella.
  • Eremo di San Bartolomeo in Legio (42.182071°N, 14.038280°E), collocato su uno sperone roccioso alto 50 metri.
    La sua nascita è anteriore al XI secolo, anche se fu integralmente restaurato dal Duecento, da Celestino V.
    La struttura è formata da due vani scavati nella montagna ed una cappella. Ha dimensioni molto anguste: parliamo infatti di circa 8 metri per 3. Custodisce un altare dominato dalla statua lignea di San Bartolomeo.
    Si trova a Roccamorice.
  • Eremo di San Giovanni all’Orfento (42.153913°N, 14.080699°E), a Caramanico Terme. Oltre quota 1200 troviamo una meravigliosa struttura risalente alla seconda metà del Duecento.
    È ritenuto uno dei più inaccessibili fra quelli che anticamente furono occupati dai seguaci di San Celestino.
  • Grotta ed Eremo di Sant’Angelo (42.056759°N, 14.179139°E), a Lama dei Peligni. Risale al XVI secolo.
    Esistono due leggende sull’eremo: la prima ci racconta che era la grotta abitata da Roberto da Salle; la seconda ci porta al Seicento, quando il notaio Camillis si rifugiò nella grotta per salvarsi dalla peste, trovando uno stivale straripante di monete d’oro.
  • Eremo di Sant’Onofrio al Morrone (42.090002°N, 13.935567°E), nei pressi di Sulmona.
    La sua storia risale al XIII secolo e come quella di tutti questi eremi è legata a Pietro Angelerio: eremita, papa ed infine santo.
    Raggiungibile percorrendo un ripido sentiero, una volta raggiunto sa regalare un’emozionate panorama.
    Il luogo per l’edificazione fu cercato dal Santo in persona, che lo volle ardua da raggiungere e con una gran vista sulla conca di Sulmona.
    È composto da una chiesetta affrescata con soffitto in legno, da un oratorio con gli affreschi da un magister gentilis del Duecento, dalla grotta nel quale pregava Celestino, da un corridoio panoramico.
    La visita a queste piccole ma antiche strutture è ampiamente suggerita all’interno della tua vacanza in montagna nel Parco della Majella.


CAPANNE A THOLOS: IL RIPARO PER I PASTORI

Spesso nelle piccole vallate del Parco ci si imbatte nelle capanne a tholos, la caratteristica struttura abruzzese in pietra a secco, che costruivano i pastori per ripararsi dal freddo/caldo e dall’acqua durante il loro cammino sulle vie della transumanza.

La Majella racchiude in sé la gran parte di queste capanne in pietra, che sono visibili compiendo escursioni nei dintorni di Roccamorice, nella Valle Giumentina, sul Colle della Civita, a La Valletta.

ARCHEOLOGIA IN VALLE GIUMENTINA

La Valle Giumentina, ai piedi della Majella, racchiude un importante patrimonio archeologico risalente al Paleolitico medio e inferiore.

Sono evidenti sia reperti di industrie clactoniane (prodotti con selce quali raschiatoi, punte di lance/frecce, schegge con incavi…) che resti ancora più antichi che contengono piccoli bifacciali.
La selce era ampiamente usata per la produzione di strumenti, ma i vari gruppi di uomini utilizzavano selezioni di selce differenti.

L’archeologia ci testimonia di come l’uomo preistorico usasse cacciare la grande selvaggina: orsi e sopratutto cervi erano le prede predilette in queste zone di montagna.

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