Guida al Palazzo dei Diamanti Ferrara

Cosa vedere al Palazzo dei Diamanti e Pinacoteca Nazionale a Ferrara: consigli informazioni e idee per visitare Palazzo dei Diamanti

Il Palazzo dei Diamanti di Ferrara è una celebrità per la città e per il Rinascimento italiano e ferrarese in particolare.

Indice:
    1. Video
    2. Palazzo dei Diamanti
    3. Dove si trova?
    4. Cosa c’è nel Palazzo dei Diamanti?
    5. La storia del Palazzo
    6. Pinacoteca Nazionale di Ferrara


Guarda il video: IL PALAZZO DEI DIAMANTI e la Leggenda – Il Segreto degli Estensi


PALAZZO DEI DIAMANTI FERRARA

Il Palazzo dei Diamanti di Ferrara è una celebrità per la città e per il Rinascimento italiano e ferrarese in particolare.

Ubicato in Corso Ercole I d’Este, 21, è nel mezzo dell’Addizione Erculea, opera urbanistica compiuta a cavallo tra XV e XVI secolo che portò la città ad essere considerata come ideale. Lo storico Jacob Burckhardt la definì addirittura “la prima città moderna d’Europa”.

Ospita frequenti mostre dal grande eco e la meravigliosa Pinacoteca Nazionale, che include cinque secoli di pittura ferrarese, racchiusa nel cosiddetto “piano nobile”.

La caratteristica peculiare del palazzo sono le “punte di diamante” del bugnato che ricopre i muri esterni.
Sono circa 8500 bugne sfaccettate a forma di diamante, una parte delle quali è orientata verso l’alto e un’altra parte verso il basso. Questo gioco aumenta la plasticità dell’edificio, grazie ad un particolare effetto luminoso.

Proprio in quest’angolo di città, l’architetto progettista volle concentrare tutta l’efficacia decorativa, cosa che fece mediante le candelabre in marmo poste agli spigoli del palazzo-diamante.
Le candelabre sono state realizzate da Gabriele Frisoni e vengono interrotte solo dal raffinato balconcino del primo piano. Sono un tripudio di decorazione, con rilievi, putti, angeli, frutti e allegorie.

Emblematica l’immagine del Palazzo regalataci dal poeta Giosuè Carducci:
Lampeggia, o palazzo spirituale dei diamanti, e tu, fatta ad accogliere solo poeti e duchesse, o porta dei Sacrati, sorridi nel florido arco!


DOVE SI TROVA IL PALAZZO DEI DIAMANTI?

Il Palazzo dei Diamanti è ubicato in Corso Ercole I, a Ferrara. La via che meglio rappresenta la storia della città dalle due facce è proprio questa: è considerata il punto di congiunzione fra i due cuori, il medievale ed il rinascimentale.

Corso Ercole I parte dal Castello Estense e porta al verde del Parco Urbano Bassani e della campagna. La strada è stata voluta sul finire del Quattrocento dalla nobile casata ferrarese, che voleva sottolineare la forte ascesa del suo nome e del suo potere.
Ecco, in questa magnificente strada si trova il Palazzo dei Diamanti, scolpito da una luce sempre mutevole che gioca con le facce delle piramidi incastonate sui muri. È nel cuore del Quadrivio degli Angeli, nell’incrocio con Corso Biagio Rossetti e Via Porta di Mare.

Limitrofi alla struttura, troviamo il Museo del Risorgimento e della Resistenza ed il Museo Antonioni


COSA C’È NEL PALAZZO?

Ecco una breve descrizione dell’edificio, dei suoi ambienti e delle sue peculiarità:
Il Palazzo dei Diamanti: costruito a partire dal 1494 e rimasto in mano estense sino al 1641, è stato poi ceduto ai marchesi Villa, che ne hanno detenuto la proprietà sino al 1832, anno nel quale il Comune acquistò il Palazzo.

Bombardato durante la Seconda Guerra Mondiale, è stato ottimamente recuperato negli anni a venire.

Il grande e caratteristico Portale d’Ingresso, che consente l’accesso all’atrio ed al successivo cortile interno (con chiostro, giardino all’italiana e pozzo marmoreo), agli spazi dedicati alle mostre.
La scalinata per accedere al piano superiore è nelle immediate vicinanze del portale e conduce agli appartamenti privati ed alle sale di rappresentanza, dove un tempo si tenevano importanti ricevimenti.
La realizzazione del portale risale al XVII secolo.

Il Pianterreno, con le sue 12 sale che ospitano le mostre allestite dalle Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea e dalla Fondazione Ferrara Arte.

Il Cortile rettangolare, racchiuso dalle tre ali del Palazzo e dalla quinta che anticipa il giardino. Prima di raggiungere il suo stato attuale ha subito diversi cambiamenti, anche radicali.

Il Salone d’Onore, sito al primo piano, nel quale sono esposti gli affreschi staccati della Pinacoteca Nazionale, fra i quali segnaliamo il Vecchio e Nuovo Testamento del Garofalo. Ha un soffitto ligneo con lacunari a vista e camini in marmo. In questa sala, nel 1586, sono state celebrate le nozze fra Cesare d’Este e Virginia de’ Medici.

L’Appartamento degli sposi d’Este e de’ Medici, oggi custode di alcune meraviglie della Pinacoteca. L’appartamento è composto da tre ambienti: le stanze del poggiolo, del parto e la camera da letto.

Il Polittico Costabili, l’ultima sala della Pinacoteca. Prende il nome dal polittico della Madonna con Bambino che fu dipinto nella prima metà del Cinquecento da Dosso Dossi e dal Garofalo.

La Collezione Vendeghini, esposta in una sala nell’ala opposta dell’edificio. È stata donata al museo dal discendente Baldi. Racchiude opere di Andrea Mantegna (artista distinto per la perfetta impaginazione spaziale, per le figure monumentali, per il gusto verso il disegno delineato in modo netto: “Scolpì in pittura”) e Gentile da Fabriano (esponente di spicco del Gotico Internazionale).


LA STORIA DEL PALAZZO

La costruzione del palazzo fu commissionata da Ercole I, uno dei principali mecenati e uomini di cultura del Rinascimento italiano. Egli ambiva ad un edificio da donare al fratello Sigsmondo, luogotenente di Reggio Emilia.

L’edificazione della “punta di diamante” cittadina fu commissionata a Biagio Rossetti, che a Ferrara realizzò altre otto importanti strutture.
Un’importante collaborazione arrivò anche dall’astrologo Prisciani. Egli si dedicò a determinare la miglior ubicazione possibile, attrattiva per le energie cosmiche che avrebbero fatto splendere il nuovo palazzo simbolo della casata estense.

La realizzazione del Palazzo dei Diamanti durò circa dieci anni e venne ultimata nel 1503.
Per circa 150 anni questa fu la residenza dei marchesi d’Este, sin quando, nel 1641, passò sotto proprietà dei Villa. Solo nell’Ottocento il comune di Ferrara ha acquistato la struttura.

Durante la sua storia il palazzo fu abitato con continuità principalmente da Cesare d’Este e consorte, Virginia de Medici.
Con loro si interruppe il dominio estense nella città: Cesare era figlio di un cugino del duca Alfonso II, che morì senza eredi.
Alla sua scomparsa Cesare non venne riconosciuto come legittimo erede e ciò segnò la fine del dominio della sua nobile famiglia in quel di Ferrara.

Nel 1598 il diseredato dovette lasciare la città e si recò a Modena, portando con sé carri colmi di arredi pregiati. Successivamente i nuovi padroni ebbero modo di far tornare a splendere la struttura come e più di prima.


PINACOTECA NAZIONALE DI FERRARA

La mostra raccoglie oltre 200 opere rappresentanti soggetti sacri e profani.

Istituita nel 1836, la collezione ha avuto modo di ampliarsi nel corso degli anni, sino ad arrivare ad offrire un ampio panorama della pittura ferrarese.

Le opere spaziano dal Duecento al Seicento, eccone una selezione fra le maggiori:

  • L’Adorazione dei Magi, di Jacopo e Giovanni Bellini. Dipinto a tempera su tavola, risalente al 1460 circa
  • Il San Petronio del pittore Ercole de’ Roberti, molto legato alla scuola ferrarese.
  • La Madonna con Bambino di Gentile da Fabriano, realizzata con tempera e oro su tavola. L’opera risale ai primissimi anni del Quattrocento e faceva parte della collezione del Vendeghini, che aveva creato una galleria d’arte comprando i pezzi da chiese e mercatini locali. La Madonna è raffigurata l’estrema cura delle opere del Gentile. Ha una dolce capigliatura bionda e le guance arrossate. Il Bambino Gesù è contorto nell’atto di liberarsi dall’abbraccio materno. Un naturalismo comune nelle corti lombarde del tempo.
  • L’Annunciazione del Panetti, risalente al primo decennio del Cinquecento. Dipinto olio su tela di grandi dimensioni.
  • L’Allegoria con Bacco, dipinto di Bastianino dove emerge un’ebrezza dai tratti malinconici.
  • Il Giudizio di san Maurelio, di Cosmè Tura. Dipinto circolare olio su tela risalente al 1480. Era custodito nella Chiesa di san Giorgio Fuori le Mura.
  • Il Martirio di San Maurelio, dipinto appartenente al medesimo polittico del precedente. In questa raffigurazione, il Santo protettore di Ferrara è rappresentato nel momento in cui va incontro la tiranno suo fratello, che lo condanna a morte. Quindi Maurelio è portato fuori dalle mura cittadine e decapitato. I colori sono vivaci, il chiaroscuro incisivo.
  • Cristo con l’animula della Madonna (1462), dipinto di Andrea Mantegna, realizzato con la tecnica della tempera su tavola. In questa raffigurazione, l’anima del Cristo è insolitamente rappresentata con una statuetta chiara, tenuta in mano dallo stesso mentre ascende al cielo.
  • Tutte le dieci opere di Tisi Benvenuto, rappresentanti del precoce classicismo del Garofalo. Di queste opere ricordiamo il Polittico Costabili, nato dalla collaborazione con Dosso Dossi, suggestivo interprete delle evocazioni fantastiche dell’Ariosto.

I maggiori artisti che caratterizzano la mostra sono: Serafino da Modena, Gentile da Fabriano, Cosmè Tura, Ercole de’ Roberti, Vinicio da Ferrara, Michele Pannonio, Andrea Mantegna, il Garofalo, il Bastianino, Vittore Carpaccio, l’Ortolano, Manieri, Panetti… eccetera.

Secondo Luisa Ciammitti, direttrice della Pinacoteca Nazionale di Palazzo Diamanti e studiosa appassionata dell’arte pittorica ferrarese, meritano una particolare attenzione le muse Erato e Urania, commissionate nel 1447 da Lionello d’Este.

Secondo recenti studi si pensa che possano essere state realizzate da Angelo Maccagnino della bottega di Cosmè Tura. Della scuola del Tura si riconoscono i colori vividi, la prospettiva ed i lineamenti marcati.
Erato, protettrice di amore e fecondità, è raffigurata nell’atto di slacciarsi il corsetto, mentre stringe nell’altra mano, la destra, un ramo di rose in fiore. Urania è invece ritratta con l’astrolabio nella mano sinistra e lo sguardo rivolto al cielo.


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