Il Coro delle Monache a Brescia

Una sola visita al Coro delle Monache nel Monastero di santa Giulia non è sufficiente per svelare tutte le meraviglie custodite in questo luogo straordinario

Video Museo Santa Giulia (parte prima)

Il modesto ‘Museo dell’Età Cristiana’, istituito nell’ultimo ventennio dell’ottocento, è diventato una enorme realtà museale che occupa una superficie di quattordicimila metri quadrati e contiene reperti che testimoniano tremila anni di grande arte e vita comune.

I percorsi di visita al Museo di Santa Giulia sono due, complementari e fruibili con un unico biglietto: il primo attraversa i vari episodi della vita del monastero fino alla soppressione degli ordini religiosi, il secondo percorso racconta la storia della città, una narrazione interpretata da reperti che coprono un arco temporale dalla preistoria al Rinascimento.

L’antico monastero, sorto nella metà dell’ottavo secolo, su un’area che in epoca romana era occupata da edifici residenziali, ha subito nel corso dei secoli numerosi ampliamenti e miglioramenti; le stratificazioni nella struttura originaria che derivano dai diversi interventi fanno del complesso di Santa Giulia una sorta di compendio della storia di Brescia dalle sue origini fino ad oggi.
Gli ambienti del complesso museale, luminosi e molto curati, sono integrati dai piacevoli spazi verdi di giardini alberati e aiuole, inoltre si può passeggiare all’aria aperta nella pace dei chiostri.

Ma tra le tante meraviglie che questi ambienti racchiudono, tra gli spazi che si attraversano in un alternarsi di chiese, sale, chiostri e passaggi sopraelevati, un ambiente in special modo lascia a bocca aperta il pubblico: il Coro delle Monache.
Inserito nel percorso di visita dopo un accurato lavoro di recupero il Coro delle Monache colpisce per la maestosità delle componenti architettoniche, per la fastosità degli elementi ornamentali e per la magnificenza dei cicli di affreschi che ne rivestono le pareti.
Vero e proprio tesoro offerto al grande pubblico questo spazio rappresenta un’impresa di notevole pregio realizzata da alcuni tra i più noti protagonisti del Rinascimento bresciano.

Come già accennato, la storia del complesso inizia nel 753 d.C. nel cuore della romana Augusta Brixia, dove sorgevano le ricche domus dell’aristocrazia e dove Desiderio, l’ultimo Re Longobardo, e la sua sposa Ansa fecero costruire la Chiesa di San Salvatore alla quale fu annesso un monastero benedettino intitolato a Santa Giulia, una giovane romana che subì il supplizio della crocifissione ad opera dei Vandali, e ne nominarono badessa la loro figlia Anselperga.
Una decina di anni più tardi il monastero riuscì ad assicurarsi le reliquie della santa, in modo da richiamare un numero sempre maggiore di devoti, rafforzando la sua l’importanza ed estendendo i propri possedimenti acquistati con le generose donazioni della famiglia.

A partire dal dodicesimo secolo il monastero fu implementato con l’ampliamento della cripta di San Salvatore, la costruzione del campanile e della Chiesa di Santa Maria in Solario, ma è con l’affermarsi del Rinascimento che il monastero si trasforma in un prezioso scrigno per le monache.
In questo periodo artistico e culturale avvennero i cambiamenti più incisivi: furono ricavati nuovi chiostri e quando la riforma benedettina fissò le regole di una più rigida clausura, negli anni a cavallo tra il Quattro e il Cinquecento, le suore si fecero costruire uno spazio relativamente appartato, a ridosso della chiesa di San Salvatore, che consentisse loro di assistere e partecipare alla messa senza essere viste.

Alla fine del sedicesimo secolo venne costruita una chiesa pubblica intitolata a Santa Giulia, nella quale saranno traslate le reliquie, e il Coro delle Monache, diventando uno spazio di collegamento tra i due edifici sacri, consentì alle voci delle recluse di raggiungerli entrambi.
A questo ambiente si arriva percorrendo scale, corridoi, sale e una volta arrivati la prima cosa che salta all’occhio sono le sue dimensioni, sottolineate maggiormente da un’alta volta a botte decorata cassettoni e da monumentali archi a pieno centro.
In seconda battuta ci si lascia rapire dalla ricchezza dei colori degli affreschi che ne ricoprono le pareti: si tratta della trasposizione grafica di passi del Vangelo ispirati alla Salvezza, una narrazione a episodi da ammirare in tutta la particolarità dei dettagli.

Sulla parete di fondo, Floriano Ferramola ha dipinto la sua ultima grande opera, una Crocifissione ultimata qualche mese prima della sua morte, i momenti dell’infanzia di Gesù nella parte superiore dei muri laterali e la figura del Dio Padre al centro della volta.
Alla sua morte venne chiamato a completare le decorazioni del Coro Paolo Caylina il Giovane, che si caratterizza rispetto al Ferramola per la marcata drammaticità della Deposizione, Resurrezione e Trasfigurazione di Gesù, un ciclo da lui eseguito all’interno di tre arcate disposte sulla parete settentrionale.
Le scene della Passione di Cristo che decorano la parete meridionale, presentando una minore accuratezza nell’esecuzione fanno pensare che siano stati realizzati da discepoli del Caylina.
E accanto alle opere pittoriche risaltano gli splendidi marmi del Mausoleo Martinengo, il magnifico monumento funebre di una delle famiglie nobili di maggior spicco del Cinquecento bresciano.

Il mausoleo, collocato lungo il lato ovest, è stato realizzato da Bernardino delle Croci, il massimo esponente dell’arte orafa bresciana e lombarda del Rinascimento.
Questa mirabile opera di grandissimo pregio artistico e storico si colloca tra i più grandi capolavori della scultura rinascimentale: realizzata impiegando diversi tipi di pietre e marmi, alcuni antichi e rari, è composta anche da parti in bronzo che accrescono il valore del monumento, sottolineando nel contempo la ricchezza cromatica dell’insieme.

Video Museo Santa Giulia (parte seconda)