Basilica di Santa Sabina Roma

La basilica di Santa Sabina è, fra quelle paleocristiane, una delle più raffinate e meglio conservate. Si trova tra il verde dei cipressi ed il profumo degli aranci, in mezzo alle ville dell’Aventino.

L’edificazione della basilica avvenne sulla domus di Sabina, nobile romana divenuta Santa in seguito al suo martirio avvenuto dopo la sua conversione al cristianesimo, avvenuta nell’anno 114.

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Ristrutturata nel Quattrocento, la basilica assume la sua forma attuale solo nel 1626

I critici e gli storici dell’arte considerano fortemente la duplice anima di questo edificio romano: da un lato si manifesta una rigida austerità, ripresa nel restauro avvenuto nel Novecento, dall’altro si assiste alla rappresentazione artistica e architettonica del lusso, derivata dai restauri del Cinquecento.
La storia della chiesa risale al V secolo, quando fu fatta edificare dal sacerdote illirico Pietro, ma nel corso del tempo ha subito importanti modifiche che ne hanno determinato un pluristilismo accentuato: si passa dallo stile paleocristiano delle origini a quello barocco, per poi arrivare al neo-paleocristiano.

All’interno la struttura si presenta semplice e armonioso, com’erano un tempo le prime basiliche cristiane. Lo spazio è scandito dalla gran presenza di colonne.
Nell’atrio troviamo esposti i reperti emersi dalle numerose campagne di scavo. Si può ammirare l’antichissimo portone d’accesso (V secolo), realizzato in legno di cipresso scolpito, che conserva fra le sue incisioni quella della crocefissione di Cristo fra i due ladroni. È la più antica rappresentazione della crocefissione mai scoperta. Oggi la porta è solo un notevole reperto, dato che per l’accesso alla basilica è impiegato un altro portone, realizzato sotto un piccolo porticato quattrocentesco.
All’interno di un altro portico, è stato recentemente portato alla luce uno dei rarissimi affreschi del cristiani del XIII secolo, raffigurante la Madonna con Gesù Bambino ed i Santi. L’autore è ignoto.

Internamente alla basilica troviamo tre navate, divise da 24 colonne congiunte da brevi arcate e dominate da 34 finestre che provvedono a fornire una calda luminosità all’ambiente. Gli intarsi, in marmi policromi sfoggiati sopra alle arcate, rappresentano insegne militari che sanciscono il trionfo del cristianesimo sul paganesimo romano.
Nella navata di sinistra sono custoditi vari ed interessanti monumenti tombali; mentre in quella di destra è custodito un prestigioso affresco risalente al Cinquecento: “Cristo, Santi e Apostoli”, opera di Taddeo Zuccari.

Nei pavimenti della navata centrale è incastrata una notevole lastra tombale a mosaico del generale domenicano Munoz de Zamora. Risale al 1300. Posteriore al mosaico, la scuola di canto è stata52 restaurata nel 1936, con l’inclusione di numerosi frammenti originali. Impressiona per i fregi celtici che rappresentano messe, prelati compunti, mani ingioiellate.
Proseguendo con la visita degli interni, giungiamo a trattare delle due basiliche laterali, costruite nel Seicento. Quella di destra è dedicata a San Giacinto, presenta marmi intagliati a rombi e dipinti di Zuccari e Lavinia Fontana. Quella di sinistra ne replica lo stile, presentando complesse decorazioni barocche realizzate da Giovanni Odazzi e numerosi elementi di alabastro rosa, cipollino e diaspro.

LAPIS DIABULIR: LA PIETREA DEL DIAVOLO
la basilica è spesso scelta come luogo per il matrimonio di molte coppie romane… ma probabilmente un parte di queste cambierebbe idea se conoscesse la leggenda della Pietra del Diavolo. Si trova in disparte, in un angolo a sinistra della struttura, sopra una piccola colonna biancastra. La pietra ha una forma tondeggiante, con incisioni di artigli.
Nel 1220 San Domenico ed i frati che occupavano il complesso di Santa Sabina si imbatterono più volte nel demonio, in un susseguirsi di incontri ravvicinati. Una sera, mentre Domenico pregava inginocchiato a terra, il diavolo lo tentò senza successo. Adirato per il rifiuto al peccato, afferrò un macigno di basalto con i suoi artigli infuocati, strappandolo dal tetto della chiesa e scagliandolo contro il Santo. La pietra lo sfiorò soltanto, lasciandolo incolume e costringendo Lucifero ad andarsene frustrato. Si dice che spesso il diavolo torni in questo luogo e, dopo essersi trattenuto per un momento sulla porta dell’edificio, se ne vada sconsolato.

IL PROMO ARANCIO D’ITALIA PIANTATO DA SAN DOMENICO
Secondo la tradizione, il primo arancio d’Italia fu impiantato proprio nel cortile della Basilica da San Domenico in persona.
Siamo nel 1219 e papa Onorio III aveva appena donato a Domenico di Guzman ed ai suoi seguaci predicatori il santuario di Santa Sabina, che diventerà subito il quartier generale dei Domenicani (funzione che ha ancora oggi). Questi uomini ampliarono rapidamente il convento e costruirono il meraviglioso chiostro interno, che ancora oggi offre un’atmosfera magica fatta di luci e ombre.
Tornando da un viaggio in Spagna, San Domenico porta con sé semi d’arancio, una pianta che da poco aveva toccato il suolo europeo. Egli piantò i semi nel cortile del grande chiostro interno, donando al Bel Paese il suo primo albero di arancio.
Oggi la pianta è visibile da una feritoia disposta alla sinistra del porticato.

L’ORGANO MASCIONI
Nella Basilica di santa Sabina è collocato l’Organo a canne della Fabbrica Mascioni, nominato opus 494 e realizzato durante il ventennio fascista, in occasione del ripristino delle sembianze paleocristiane della chiesa.

IL MUSEO DOMENICANO
Aperto al pubblico nel dicembre 2010, il Museo Domenicano illustra sapientemente la storia dell’ordine e dei frati più noti che vissero a Santa Sabina. Definito “percorso di fede, arte e natura”, è ubicato nel dormitorio medievale ed è stato pensato per far conoscere in modo approfondito la storia dell’Ordine Domenicano e delle persone che ne hanno fatto parte, dato che San Domenico lasciò poche testimonianze scritte. Tra i personaggi trattati con particolare attenzione segnaliamo papa Pio V e Tommaso d’Aquino, che visse per un breve periodo in questo monastero insegnando teologia.
I tratti salienti del museo:
“La Madonna del Rosario”: dipinto seicentesco di Giovanni Battista Salvi, detto il Sassoferrato.
Il “San Vincenzo Ferrer”: dipinto cinquecentesco di Antoniazzo Romano, uno dei principali esponenti della scuola romana durante il Rinascimento.
La Madonna con Gesù ed i Santi: opera pittorica di ignoto maestro bizantino, che ha dipinto questi personaggi con il blu di lapislazzuli ed il verdaccio.
La Cella di San Domenico, trasformata dal Maestro Bernini in una sfarzosa cappella barocca.
Una rappresentazione di Pio V.
Il museo è stato diviso in sette sezioni espositive: la prima è stata dedicata a Domenico; la seconda omaggia gli uomini celebri appartenenti all’ordine domenicano; la terza ospita le opere ed i reperti delle donne domenicane; la quarta ospita le opere di Giovanni Maria Morandi e del Sassoferrato; la quinta raccoglie i dipinti incentrati sulla vita di Cristo; la sesta mostra le sculture lignee; l’ultima raccoglie gli oggetti liturgici ed un singolare idro-cronometro ottocentesco.

LE ALTRE MERAVIGLIE DA VISITARE SULL’AVENTINO
L’aventino è il più meridionale dei sette colli di Roma, ampiamente popolato in epoca romana antica. Era ritenuto il colle del popolo, il quartiere della plebe. In origine la vita svolta su di esso era di tipo popolare e commerciale, ma in seguito, con l’avvento della Roma Imperiale, iniziarono a comparire i primi palazzi e centri termali dei patrizi. Durante il periodo medievale sul colle dell’Aventino si sono costruiti diversi monasteri, adibendo il terreno perlopiù alla coltivazione. Un nuovo impulso all’edilizia si è avuto nel Novecento, con edifici d’architettura razionalista, come quello della FAO.
Sul colle il turista può visitare una gran varietà di monumenti: si va dagli edifici religiosi di varie epoche alle domus ed alle terme romane. Per voi abbiamo selezionato otto monumenti da vedere, percorrendo un itinerario che attraversa più di due millenni di storia dell’umanità.
Circo Massimo, riemerso nel Novecento. Frequentemente ivi si tengono eventi e spettacoli.
Complesso dell’Ordine dei Cavalieri di Malta, che attornia l’omonima piazza. È composto dalla villa palatina e dalla Chiesa di Santa Maria del Priorato.
Chiesa di Sant’Anselmo, progettata in stile neo-romanico dal Vespignani, a fine Ottocento.
Chiesa di Santa Prisca, edificata sulla domus della martire romana. Nel suo sottosuolo è racchiuso un Mitreo affrescato.
Chiesa di San Saba, sorta sul punto più alto del piccolo Aventino. Dedicata al capo del monachesimo orientale, racchiude un pavimento cosmatesco.
Basilica di Santa Balbina, risalente alla fine del V secolo. In seguito ad essa si affiancò un convento fortificato.
Terme di Caracalla: resti archeologici di grande fascino.
Foro Romano: i resti più fiabeschi, illuminati di notte.

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